La cura per il corpo è fondamentale e oggi più di ieri gli uomini vedono l’appuntamento in palestra
come l’occasione per perseguire un ideale di fisico asciutto, muscoloso e, diciamolo, sexy.
I guai cominciano quando si esagera, sia in pesi sollevati che in ore trascorse a sollevarli: il celebre
motto no pain, no gain diventa così un mantra di battaglia che talvolta conduce alla cosiddetta OTS,
Overtraining syndrome, dove dolore e fatica non vengono più percepiti se non come limiti da
superare.
Il sovrallenamento in realtà è uno scenario perdente, nel quale non solo non si raggiunge alcun
risultato ma a causa del quale compaiono una serie di disturbi da non sottovalutare, il più terribile
rappresentato dal calo dei livelli di testosterone.
L’immagine del super uomo iper muscolato in grado di sollevare pesi inauditi è confusa con quella
del macho che, una volta sfilata la tuta, diventa un castigamatti del sesso.
Sbagliato!
Il testosterone è l’ormone sessuale maschile per eccellenza, l’essenza stessa della mascolinità;
prodotto dai testicoli e dalle ghiandole surrenali, è fondamentale per la produzione dello sperma,
essenziale per la libido e infine per la crescita muscolare.
Mentre però è risaputo che gli esercizi fisici tendono ad aumentare i livelli di testosterone, molti
non sanno che il sovrallenamento fa esattamente l’opposto, provocando quindi un calo del desiderio
e disturbi all’erezione.
La sindrome da sovrallenamento è definita come una vera e propria condizione patologica dovuta
da allenamento eccessivo e mancanza di periodi di riposo adeguato, colpisce tutti i sistemi del corpo
senza risparmiarne nessuno e si esprime a livello di sintomi sia sul lato psicologico, con
cambiamenti dell’umore, mancanza di desiderio sessuale, depressione, che sul lato fisiologico, con
calo delle prestazioni e della forza, disturbi del sonno, battito cardiaco e pressione sanguigna
alterati, che su quello immunologico, con aumento del rischio di contrarre infezioni, siano essi un
banale raffreddore che un virus, e infine sul lato biochimico, con il famigerato calo dei livelli di
testosterone e aumento di quelli del cortisolo, ormone dello stress.
Insomma, un bel guaio.
La buona notizia è che non vi è nulla di irrimediabile, almeno se l’OTS viene riconosciuta per
tempo e quindi si corre ai ripari con routine di allenamento più soft, intervallate da corretti tempi di
sospensione e di riposo sia fisico che mentale.
D’ora in poi, al no pain no gain, è buona cosa tenere in mente no rest, no sex!